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PROFESSIONI. ENPAPI, DA ABOLIZIONE TARIFFE GUERRA AL RIBASSO

Redazione (*)

La Commissione Lavoro del Senato ha avviato l'esame del disegno di legge n. 2858, di iniziativa del senatore Maurizio Sacconi, in materia di equità del compenso e responsabilità professionale delle professioni regolamentate, che si pone come obiettivo quello di porre definitivamente rimedio alle situazioni di squilibrio nei rapporti contrattuali tra i professionisti iscritti ad un ordine o collegio professionale e i committenti.

Martedì 11 luglio, l’iter legislativo del disegno di legge sull’equo compenso ha compiuto un ulteriore passo in avanti con l’audizione in Commissione dei rappresentanti del Comitato unitario permanente degli ordini e dei collegi professionali (CUP), tra cui anche la Presidente della Federazione IPASVI, Barbara Mangiacavalli.

Nello specifico, il disegno di legge affronta una tematica molto importante per tutte le professioni, ovvero quella della “giusta remunerazione” della prestazione professionale, presupposto fondamentale per garantire la qualità, la quantità e soprattutto il decoro del lavoro dei professionisti.

Il provvedimento in argomento, infatti, introducendo il concetto di “equo compenso” inteso come “compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale”, rende nullo qualsiasi accordo che preveda un corrispettivo “manifestamente sproporzionato all’opera professionale”, consentendo così di contrastare quelle condotte elusive delle dinamiche legittime del mercato del lavoro professionale, fondate esclusivamente sull’accaparramento della clientela sulla base di una offerta della prestazione con compensi irrisori.

In  particolare, il DDL sull’equo compenso precisa che per “manifestamente sproporzionato” si intende un compenso di ammontare “inferiore ai minimi stabiliti dai parametri per la liquidazione dei compensi dei professionisti iscritti agli ordini o collegi definiti dai decreti ministeriali adottati ai sensi dell'articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27”, tra i quali rientra anche  il regolamento emanato dal Ministero della Salute con il Decreto ministeriale del 19 luglio 2016, n. 165, recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per i medici veterinari, farmacisti, psicologi, infermieri, ostetriche e tecnici sanitari di radiologia medica.

In tale ottica, il provvedimento sembra dunque porsi come obiettivo l’annullamento di quegli interventi legislativi che avevano eliminato ogni riferimento tariffario[1] – nonostante non ci fosse mai stata una direttiva comunitaria che chiedesse l’abolizione dei compensi minimi per i professionisti italiani –, determinando negli ultimi anni una sfrenata concorrenza nel mercato, che ha condotto i soggetti più deboli (come i giovani) ad accettare remunerazioni sottocosto con l'inevitabile dequalificazione delle prestazioni e una sensibile diminuzione dei redditi professionali.

Infatti, secondo il parere del Presidente dell'Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica (ENPAPI), Mario Schiavon, “l’abolizione delle tariffe minime professionali, con la complicità della crisi economica, ha senz’altro agevolato negli ultimi anni la contrattazione dei compensi al ribasso, determinando una sensibile diminuzione dei redditi professionali”, così come evidenziano i dati indicati nel grafico allegato.

Invero, l’assistenza infermieristica – sottolinea Schiavon – coincide con attività  professionali altamente qualificate, sicché si rende necessario garantire una adeguata informazione al mercato circa i costi corrispondenti alle buone prestazioni.

A tal proposito, con particolare riferimento al mercato delle prestazioni infermieristiche, il Presidente di ENPAPI ha evidenziato come negli ultimi anni si sia registrato, soprattutto nel settore privatistico, un crescente aumento della domanda.

Dalle indagini condotte dal Censis nel 2016 – riferisce il Presidente Schiavon  -  è infatti emerso che il mercato privato delle prestazioni infermieristiche è enorme, in crescita e destinato ad espandersi ulteriormente.

Ciononostante, all’interno del settore continuano a sussistere forti contraddizioni che conducono la libera professione infermieristica ad operare in condizioni economico-normative non ottimali.

Uno dei principali problemi che ostacolano il sano esercizio della libera professione infermieristica è senza dubbio la forte crescita nei mercati dei servizi sanitari del lavoro sommerso e dell’esercizio abusivo della professione, ovvero il ricorso, nel campo delle competenze specifiche dell’infermiere, a soggetti non qualificati passibili per ciò di gravi conseguenze di natura penale e risarcitoria, che oltretutto – ed  è questo l'aspetto più grave –  espongono  gli utenti della prestazione a gravi rischi per la loro salute.

La ricerca del Censis ha infatti evidenziato che esiste un low cost infermieristico fatto di prestazioni di modesto livello, o comunque espletate da personale senza le adeguate qualifiche, determinato dalla propensione a considerare alcune prestazioni infermieristiche come tutto sommato semplici e non richiedenti particolare specializzazione.

Un’altra questione è la presenza sul mercato di quegli intermediari che, non essendo gestiti e costituiti da soggetti che esercitano la professione, ragionano in un’ottica di mero profitto, adottando strategie che contribuiscono alla dequalificazione della professione infermieristica.

I grandi operatori capaci di gestire quote elevate di scambi di prestazioni annue, contando sul valore legato ai grandi volumi, possono infatti puntare a ridurre le tariffe delle prestazioni e, dunque, la remunerazione degli infermieri, ai quali comunque garantiscono il facile reperimento della clientela.

Alla luce di questi risultati, il Presidente Schiavon ritiene quindi che senza una soluzione normativa chiara ed efficace, il lavoro autonomo potrebbe diventare sinonimo per la grande maggioranza degli infermieri, soprattutto per i giovani professionisti, di retribuzioni basse, incertezza, precarietà e mancata riuscita professionale.

Il disegno di legge sull’equo compenso, per il Presidente di ENPAPI,  rappresenta dunque un intervento legislativo necessario, che potrebbe condurre – nel rispetto dei principi di libera concorrenza e parità di trattamento – alla determinazione di parametri economici da utilizzare in sede di negoziazione del corrispettivo, volti a fornire un efficace strumento di orientamento ai committenti ed ai professionisti, nonché a tutti consumatori, mettendoli al riparo da servizi professionali inadeguati.

Le norme proposte daranno infatti maggiori certezze, non solo ai professionisti infermieri iscritti agli Albi, ma anche ai cittadini, tutelandoli in ordine alla qualità della prestazione, senza perciò ostacolare la libera concorrenza.

Il Presidente Schiavon auspica pertanto che sul tema si giunga ad un consenso trasversale tra le varie forze politiche in parlamento, al fine di arrivare all’approvazione del provvedimento entro la conclusione della legislatura, vista la necessità di dare un giusto riconoscimento alla prestazione libero professionale, soprattutto a tutela dei giovani, per permettere loro di costruire un percorso lavorativo dignitoso.



Nota [1]: In particolare, ci si riferisce al Decreto Legge n. 1/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, con sui è stato ultimato il percorso di liberalizzazione avviato con il Decreto Legge n. 223/2006 (“Decreto Bersani”), convertito dalla Legge 4 agosto 2006 n. 248.

(*) Rivista ENPAPI