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SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE N. 121

Mario Schiavon (*)

È incostituzionale l’art. 21, comma 7, della Legge della Regione Puglia 25 febbraio 2010, n. 4 (Norme urgenti in materia di sanità e servizi sociali) - per invasione della competenza in materia di ordinamento civile riservata al legislatore statale dall’art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. - nella parte in cui dispone che ai contratti di lavoro di cui ai commi 5 e 6, nonché nei confronti dei medici incaricati definitivi, si applicano le deroghe previste dall’art. 2 della Legge n. 740 del 1970, come modificato dall’art. 6 del Decreto Legge 14 giugno 1993, n. 187, convertito, con modificazioni, dalla Legge 12 agosto 1993, n. 296, nel rispetto della normativa nazionale ed europea in tema di orario di lavoro, individuando il tetto massimo orario in quarantotto ore settimanali.

La Sentenza n. 121 del 2017 ha origine da quattro ordinanze di identico contenuto promosse, per mezzo di altrettanti ricorsi, da medici di guardia e infermieri presso alcuni istituti di pena pugliesi, svolgenti anche attività libero-professionale o ospedaliera, da dirigenti medici, da medici di base, da medici specialisti e da infermieri presso le aziende sanitarie locali (ASL), svolgenti servizio presso alcune case circondariali pugliesi e da dirigenti medici in servizio presso la casa circondariale di Bari, al fine di ottenere l’annullamento della delibera della Giunta regionale n. 1076 del 2014 che impone a tutte le ASL pugliesi l’obbligo di rispettare, in conformità della disposizione regionale censurata, il tetto massimo di quarantotto ore settimanali di lavoro.

La Corte Costituzionale ha disposto che la regolamentazione delle prestazioni lavorative siano esse di natura dipendente (pubblica o privata) o autonoma sono, ai sensi dell’art. 117 comma 2 lettera l) della Costituzione, di esclusiva competenza del legislatore statale, in quanto riconducibili alla materia dell’ordinamento civile.

Più in particolare, la Sentenza ribadisce che il caso in oggetto si riferiva ad attività di lavoro inquadrabile nel novero delle prestazioni d’opera professionali in regime di parasubordinazione come già disposto da precedente sentenza n. 149 del 2010.

Tale considerazione è assorbente anche rispetto alle richiamate deroghe previste in materia dalla normativa nazionale e europea e, in particolare, a quelle stabilite

dall’art. 17, comma 5, del Decreto legislativo 8 aprile 2003, n.66 (Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro), a tenore del quale le disposizioni relative alla durata massima dell’orario di lavoro non si applicano ai lavoratori la cui durata dell’orario di lavoro, a causa delle caratteristiche dell’attività esercitata, non è misurata o predeterminata o può essere determinata dai lavoratori stessi.

Invero, esula dalla competenza legislativa regionale la qualificazione delle fattispecie in termini di lavoro autonomo o lavoro subordinato, come presupposto della loro regolamentazione, trattandosi di materia rientrante nell’ambito dell’ordinamento civile e, quindi, di esclusiva competenza del legislatore statale (ex art. 117, secondo comma, lettera l), Cost.).

 

(*) Presidente ENPAPI