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SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO N. 4062 DEL 2018

Marco Bernardini (*)

Lo scorso 3 luglio è stata pronunciata dal Consiglio di Stato la Sentenza n. 4062 con la quale viene riconosciuta la parità di trattamento contributivo tra le prestazioni rese dagli iscritti agli Enti istituiti ai sensi del D.Lgs 103/1996 in favore di privati e Pubblica Amministrazione.

Quantoai profili di merito della controversia tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’Adepp – Associazione degli Enti Previdenziali Privati, l’EPAP – Ente di Previdenza e Assistenza Pluricategoriale e la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a Favore dei Ragionieri e Periti Commerciali, come correttamente evidenziato dal giudice di primo grado, il punto focale della stessa riguarda l’interpretazione da dare all’art. 8, comma 3, D.Lgs n. 103/1996, così come modificato dalla Legge n. 133/2011, laddove, dopo aver previsto che la misura del contributo integrativo a carico di coloro che si avvalgono delle attività professionali degli iscritti è fissato in una misura percentuale (rispetto al fatturato lordo) non inferiore al 2% e non superiore al 5%, dispone che “al fine di migliorare i trattamenti pensionistici degli iscritti alle casse o enti di cui al presente decreto legislativo e a quelli di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, che adottano il sistema di calcolo contributivo è riconosciuta la facoltà di destinare parte del contributo integrativo all’incremento dei montanti individuali, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica garantendo l’equilibrio economico, patrimoniale e finanziario delle casse e degli enti medesimi”.

I giudici di Palazzo Spada hanno stabilito che l’aliquota del contributo integrativo applicata dalla Cassa deve essere la medesima, sia che i servizi siano resi verso i privati sia verso le PA.

A riguardo, qualora così non fosse si andrebbe a creare “un’ingiustificabile ed insanabile disparità di trattamento che finirebbe per rendere, peraltro, recessiva la finalità precipua perseguita dalla predetta novella, ossia di garantire al libero professionista giovane che accede al sistema contributivo al termine dello svolgimento della propria attività professionale un trattamento pensionistico adeguato. E, infatti, il giovane professionista che svolgesse la propria attività professionale in favore di pubbliche amministrazioni godrebbe di un incremento del proprio montante individuale nella predetta parte dimezzato rispetto a quello del collega il quale, invece, svolgesse la propria attività esclusivamente in favore di soggetti privati, pur trattandosi delle medesime prestazioni professionali e consistendo la differenza esclusivamente nella caratterizzazione pubblica o privata del committente della prestazione professionale”.

Un risultato davvero significativo – ha commentato il Presidente Mario Schiavonche permette di aumentare il montante contributivo degli iscritti e di creare le condizioni per rendere le prestazioni previdenziali più elevate”.

 

 

 

(*) Direttore Generale Vicario ENPAPI